LAVORAZIONI

Semplicemente nessuna. Perché? Perché il miele crudo (non ultrafiltrato né pastorizzato) è non solo un alimento genuino ed energetico ma anche un valido medicamento naturale. Per questo ci limitiamo a raccoglierlo e, se parliamo di creme al miele, a miscelarlo con altri ingredienti altrettanto naturali.

È LA NATURA A FARLO

Solo le api, e pochi altri insetti molto simili, fanno il miele perché solo loro, tra tutti gli animali che si nutrono di nettare e di polline, hanno la necessità di accumulare scorte di cibo. Un problema che risolvono trasformando il cibo fresco dell’estate, il nettare, in un alimento a lunga conservazione. Il ruolo delle api è fondamentale nella produzione del miele: solo loro infatti sono in grado di raccogliere quantità significative di nettare, che in natura si presenta sotto forma di microscopiche goccioline, e di trasformarlo con un processo altrettanto minuzioso e paziente. La materia prima del miele è quindi di origine vegetale e il miele deve le proprie caratteristiche, più che al lavoro delle api o a quello dell’apicoltore, alla natura, vale a dire alla tipologia e alla provenienza delle infiorescenze di partenza. Sono le piante infatti a produrre il nettare, la sostanza zuccherina che usano per attirare gli insetti, vettori inconsapevoli del polline, l’elemento fecondante trasportato di fiore in fiore. Insieme al nettare le api raccolgono quindi anche il polline, che però non finisce nel miele ma viene usato come alimento proteico per le api più giovani. Il polline è infatti un ingrediente accidentale del miele, dove è presente in piccolissime quantità.

Nella medicina erboristica, il miele è suggerito per la cura del sistema emopoietico (grazie alla ricchezza di sali), del sistema cutaneo (favorisce la cicatrizzazione e l’idratazione) del sistema nervoso (migliorerebbe sonno e concentrazione), dell’apparato respiratorio (contro tosse e catarro, sciolto in latte o tè), dell’apparato circolatorio (si presuppone abbia un’azione ipotensiva), dell’apparato digerente (regolarizzerebbe l’attività escretoria dei succhi gastrici e della ora batterica, migliorerebbe l’assorbimento di calcio e magnesio, sarebbe leggermente lassativo fatta eccezione per quello di lavanda o castagno).

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IL MELARIO

Quando a inizio primavera gli alveari sono sul punto di riempirsi, l’apicoltore vi pone sopra una specie di prolunga del nido stesso. È il melario, dove verrà accumulato il miele che poi sarà raccolto dall’apicoltore. Questa operazione punta sia a salvaguardare le scorte di miele all’interno del nido necessarie alla sopravvivenza delle api, sia ad avere un miele puro al 100%. Un’apposita griglia, obbligatoria da disciplinare biologico, fa sì che all’interno del melario non si trovi altro che miele: non larve, né polline, né altre impurità.

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RACCOLTA

Terminato il tempo della raccolta i melari vengono portati in laboratorio. Qui vengono lasciati riposare in una stanza dove l’umidità è tenuta costantemente sotto controllo. È infatti molto importante verificare che l’acqua presente nel miele che verrà confezionato sia sempre inferiore al 18%. Questa soglia di umidità scongiura infatti il rischio di fermentazione.

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ESTRAZIONE

Per estrarre il miele è necessario prima di tutto stappare le cellette. Il nostro metodo, che si rifà a una tradizione antica, prevede l’uso di una forchetta a venti denti che, passato sulla superficie di cera del telaio, rimuove il tappo di ogni cella, rivelando il miele che si trova all’interno. Questa operazione è chiamata disopercolatura. I telai vengono quindi inseriti nel cestello dello smielatore, un cilindro verticale di acciaio inox. Il cilindro viene fatto ruotare e, per effetto della forza centrifuga, i telai sistemati nel cestello cedono il miele che si deposita sul fondo.

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INVASETTAMENTO

Il miele estratto viene filtrato tre volte, passando attraverso filtri a maglie sempre più strette. Infine viene messo a riposare nei maturatori, grossi cilindri in acciaio inox dentro i quali riposa per tre o quattro settimane. Durante questo tempo eventuali piccole impurità o bolle d’aria raggiungono la superficie e vengono rimosse dall’apicoltore. Quando il miele è giunto a maturazione se ne misura l’umidità e, se questa è nei parametri, si procede con l’invasettamento. Quest’ultima operazione viene fatta a mano grazie a un rubinetto posto sul fondo del maturatore.

100% miele biologico italiano

Il miele

Il miele è formato quasi esclusivamente da zuccheri, che rappresentano almeno il 95% della sostanza secca, una percentuale che a volte si avvicina al 100%. Tra gli zuccheri prevalgono quelli semplici (compresi tra l’85% e il 95% del totale), come il glucosio e – soprattutto – il fruttosio. A quest’ultimo zucchero semplice va il principale merito delle proprietà organolettiche e nutrizionali del miele.

Il miele è quindi prima di tutto una straordinaria fonte di zuccheri semplici: è per questo che, come cibo, è altamente energetico e dolcificante.

Ma il miele, grazie alle sue proprietà antiossidanti, antibiotiche e antibatteriche, apporta molti benefici anche alla nostra salute. La fitoterapia (disciplina medica che impiega le piante per curare) suggerisce l’impiego del miele per il corretto funzionamento del sistema emopoietico (responsabile della produzione della parte solida del sangue), del sistema cutaneo (per la cicatrizzazione e l’idratazione della pelle) e del sistema nervoso (per migliorare sonno e concentrazione).

Se è noto il sollievo che il miele dona all’apparato respiratorio (contro tosse e catarro, ad esempio sciolto nel latte o nel tè), meno noti sono i benefici per l’apparato circolatorio e per l’apparato digestivo. Pare infatti che abbia un’azione ipotensiva e che regolarizzi l’attività escretoria dei succhi gastrici e della flora batterica, favorendo l’assorbimento di calcio e magnesio. Infine, fatta eccezione per il miele di lavanda e per quello di castagno, sarebbe leggermente lassativo.